Naturalmente in Orti e Giardini

Nicola Bressi

Parlare di orti e giardini secondo natura può sembrare un’evidente doppia contraddizione. Se da un lato infatti gli orti ed i giardini sono caratterizzati soprattutto dalla presenza di esseri viventi costituenti quel verde che spesso identifichiamo come aspetto principe della nostra voglia di natura, d’altra parte la creazione di un orto e di un giardino è per molti versi uno degli aspetti che vanno in direzione opposta alla natura, impedendo di fatto la spontanea colonizzazione di un dato appezzamento di terreno. Le tecniche di biogardening o di ecogardening si situano proprio tra i due precedenti concetti e costituiscono la naturale risposta alle moderne esigenze di economia e sviluppo “ecocompatibili”, coniugati alla tutela dell’ambiente.

La storia dei giardini “secondo natura” nasce in Inghilterra (non a caso dunque si sono usati termini inglesi) nel 1881 quando William Robinson scrisse il suo libro: The wild garden affermando l’importanza della coltivazione delle essenze autoctone e spontanee. Circa mezzo secolo più tardi, sempre in Gran Bretagna, l’evidente rarefazione di molte specie animali stimolò la nascita di un nuovo modo di intendere il giardinaggio, ponendo in primo piano anche la componente animale ospitata in orti e giardini. A dire il vero si cominciò con il favorire l’insediamento di quegli animali considerati più graziosi come uccellini canori e farfalle (nacquero così i birdgarden ed i butterfly-garden) ma si è passati ben presto al rispetto e all’amore verso tutte le forme di vita presenti in un giardino. Negli anni Settanta iniziò dunque a prendere piede una più affermata coscienza ecologica ed i moderni giardini cominciarono ad essere finalmente visti come quello che in realtà sono, o almeno dovrebbero essere: dei microecosistemi, tanto più importanti ed esteticamente notevoli, quanto più alto è il numero di esseri viventi che, naturalmente, li popolano.
Il bio-giardinaggio o giardinaggio ecologico può essere attuato da chiunque, in diversi modi in ogni orto e giardino. Non è inoltre una disciplina che imponga delle regole ferree, ma è comunque modulabile secondo le tendenze ed i desideri di ognuno. Ad esempio un rigoroso seguace del biogarden non dovrebbe tollerare piante non autoctone nel proprio giardino, ma due agavi od un cipresso dell’Arizona non rovineranno sicuramente un ecosistema che è pur sempre artificiale e ben circoscritto.
Il giardino rimane comunque, è bene ricordarlo, un ambiente che va gestito e progettato in modo primario per uso umano e non va confuso con un ambiente naturale, dove tutti gli sforzi vanno altresì nel rendere l’impatto umano il più discreto possibile. In fondo la prima e fondamentale regola per chi voglia trasformare il proprio giardino in un biogarden è proprio questa: pur coltivando l’orto o il giardino secondo i propri interessi e la propria disponibilità, usare il più possibile metodi compatibili con l’esistenza del maggior numero di specie che naturalmente vivono o potrebbero vivere nel giardino. Il bio-giardinaggio correttamente applicato ha in realtà risvolti pratici di primaria importanza. Permette infatti di ottenere tre risultati fondamentali: possedere un giardino e soprattutto un orto che sono angoli di natura sani e puliti, dove poter godere liberamente dei frutti della terra e del proprio lavoro; contribuire in prima persona alla tutela della natura e della diversità biologica, coltivando caratteristiche specie rurali e varietà locali quasi scomparse, dando nello stesso tempo asilo ad animali selvatici sempre più rari e minacciati (basti pensare che in Inghilterra oltre il 50% dei siti riproduttivi di molti anfibi e esseri viventi d’acqua dolce è oggi costituito da laghetti di giardini privati); un biogarden è in genere più economico di un, molto più artificiale, giardino tradizionale: non si acquistano veleni, insetticidi o costose essenze esotiche, la manutenzione delle piante autoctone è molto ridotta, l’uso dei fertilizzanti è minimo e prevede l’impiego di sostanze naturali, l’obiettivo finale è il raggiungimento di un giardino quasi autosufficiente.Gli accorgimenti e le tecniche necessarie per coltivare un biogarden sono in realtà molteplici e, come detto, si possono in gran parte dedurre dalla regola principale e dagli obiettivi fondamentali già elencati. Vale comunque la pena di elencare ancora una serie di consigli e linee-guida per meglio conoscere i giardini secondo natura: preferire sempre le essenze autoctone, tra queste preferire quelle che possono fornire cibo (frutti, fiori, semi) e riparo (rami, foglie) agli animali; evitare il più possibile l’uso di sostanze chimiche o di produzione artificiale; allorquando si renda necessario l’uso di un’insetticida, preferire quelli che si possono produrre autonomamente adoperando essenze vegetali (ortica, equiseto, assenzio, tanaceto); tenere un angolo “a legnaia” con tronchi e legname marcescente; allestire una concimaia dove produrre il compost; costruire uno stagno, una fontana o una vaschetta con dell’acqua; preferire e tutelare i muretti a secco; preferire e tutelare le recinzioni fatte con siepi e rampicanti; porre mangiatoie per uccelli e nidi artificiali per uccelli e pipistrelli; se il giardino confina con una strada trafficata, progettare le recinzioni o i muretti in modo che per gli animali non volatori sia difficile uscire dal giardino e accedere alla strada; al contrario il giardino stesso dovrebbe essere facilmente accessibile ai piccoli animali provenienti dall’esterno; cercare di elevare al massimo la diversità di ambienti nel giardino, zone diverse tra loro, ad esempio: ombra ed alberi d’alto fusto, orto e frutteto, siepi, prato, muretto a secco e giardino roccioso soleggiato, muro umido con rampicanti, stagno e zona umida.