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Un’ortensia per la principessa di Nassau

“Ma all’improvviso l’azzurro di un fiore sembra cambiare
e puoi vederlo sopra al verde,
commovente, rallegrarsi.”

Così termina Ortensia azzurra in cui Rainer Maria Rilke descrive le amate ortensie, cogliendo nella metamorfosi le loro qualità.

Questo sonetto e il più noto Ortensia rosa fioriscono nelle sue raccolte poetiche Neue Gedichte e Der Neuen Gedichte anderer Teil.

Il nome botanico del genere Hydrangea deriva dal greco hydros (acqua) e angeion (vaso), proprio per la particolare forma delle capsule seminali che assomigliano a piccole conche o otri per l’acqua. Ma l’assonanza del nome ci ricorda anche una terrificante figura mitologica, Hydra, con la chioma serpeggiante simile alle asperità della capsula che racchiude i semi della pianta.

Ben più romantica è l’origine del nome comune: il francese Philibert de Commerson, cacciatore di piante, nel 1771 chiamò “ortensia” alcuni esemplari provenienti dalle Indie Orientali, in onore di Mademoiselle Hortense Barré Lepante, figlia del principe di Nassau. Il principe, appassionato botanico, nel 1776 accompagnò de Commerson e de Bougainville in una spedizione scientifica intorno al mondo.

Il genere Hydrangea, classificato nella famiglia delle Hydrangeaceae, comprende più di 80 specie diverse di arbusti e piante rampicanti sempreverdi o a foglie decidue che vivono in zone molto diverse. Alcune sono originarie dell’Asia orientale: Hydrangea macrophylla, H. serrata, H. involucrata, H. paniculata, H. aspera, H. heteromalla e la rampicante a foglia decidua H. petiolaris; altre della parte orientale degli Stati Uniti: H. arborescens, H. quercifolia e H. cinerea; mentre le più originali H. seemani e H. serratifolia, ortensie rampicanti sempreverdi, provengono dagli altipiani temperati della parte occidentale del centro e sud America. A questa moltitudine di specie si aggiungono le centinaia di varietà selezionate nei secoli da appassionati giardinieri.

ortensie in fiore

Nei giardini giapponesi le ortensie erano amate e diffuse già nel diciassettesimo secolo. Dal 1639 al 1856, tuttavia, il Giappone si isolò dal resto del mondo, rendendo inaccessibili ai forestieri la sua cultura e i suoi fiori. Alcuni coraggiosi botanici europei, tra cui lo svedese Carl Peter Thunberg, allievo di Linneo, e il tedesco Philipp Franz von Siebold, riuscirono a procurarsi alcuni esemplari di ortensia, inizialmente classificati nel genere Viburnum.

In Inghilterra si parlò di ortensie solo a fine Settecento, si trattava in particolare di una H. arborescens proveniente dalla Pennsylvania. In America il nome Hydrangea comparve per la prima volta nel testo del naturalista Grovinius (Flora Virginica, 1739).

Nel diciannovesimo secolo comunque molti esemplari di H. macrophylla, H. serrata, H. involucrata, H. paniculata furono introdotti in Europa dall’Estremo Oriente, mentre solo a fine Ottocento arrivarono dal Nepal H. aspera e H. heteromalla.

Per ultime giunsero in Europa le ortensie rampicanti del centro e sud America, nei primi anni del ventesimo secolo.

Le ortensie differiscono dalla maggior parte delle piante a fiore perché non hanno petali vistosi. Nella rosa, prima che il fiore si apra, il bocciolo è protetto da foglie modificate, verdi e resistenti, dette sepali. Le ortensie hanno trasformato i loro sepali rendendoli colorati e appariscenti. Quello che comunemente chiamiamo fiore nell’ortensia in realtà è un’infiorescenza, ovvero un insieme di numerosi piccoli fiori. Generalmente ogni infiorescenza è formata da fiori sterili e fiori fertili. I fiori con grandi sepali sono sterili e non producono semi, ma servono per attrarre gli insetti affinché si posino sui piccoli e poco vistosi fiori fertili. In questo modo avviene l’impollinazione e la conseguente produzione di semi.

Le varietà della specie più comune di ortensia, H. macrophylla, possono avere due forme diverse di infiorescenza a corimbo: mophead (sferica o globosa) e lacecap (cuffia di pizzo). L’infiorescenza sferica, più o meno grande e di colore diverso a seconda della varietà, è formata da numerosi vistosi fiori sterili e solo da alcuni, alle volte assenti, piccoli fiori fertili quasi invisibili e nascosti. Generalmente le infiorescenze globose durano più a lungo poiché i fiori, per la maggior parte sterili e non impollinati, non subiscono le modifiche dovute ai processi di fecondazione e di formazione dei semi. L’infiorescenza lacecap è meno rotondeggiante e i fiori sono disposti su una superficie più piana con una o due file esterne di fiori sterili dai grandi sepali disposti intorno a un gruppo centrale formato da numerosi fiori fertili.

Ampiamente coltivate per le loro infiorescenze appariscenti, le ortensie prediligono le posizioni semi ombreggiate e i suoli freschi, ma ben drenati. Il colore dei fiori dipende dalla disponibilità relativa di ioni di alluminio nel terreno. I terreni acidi con un pH inferiore a 5,5 producono fiori blu, mentre i terreni con un pH superiore producono fiori rosa. Nei terreni più o meno neutri il colore dei fiori può essere influenzato dall’aggiunta di solfato di alluminio.

In questi ultimi anni il Civico Orto Botanico ha allestito una collezione il più possibile rappresentativa delle principali specie e varietà di ortensie provenienti da America, Cina e Giappone, con un occhio di riguardo per le cultivar storiche e le specie spontanee. Lungo tutto il perimetro dell’Orto e all’ombra dei grandi alberi che delimitano il giardino formale, sono ospitate molte specie e numerose rare cultivar. Tra queste spiccano per l’originalità:

Hydrangea arborescens 'Annabelle'
Hydrangea arborescens 'Annabelle'
  • Hydrangea arborescens ‘Annabelle’, specie nativa degli Stati Uniti, probabilmente la più bella cultivar di arborescens conosciuta fino a oggi, spettacolare per le enormi infiorescenze globose di colore bianco avorio tenute comunque ben erette dai forti rami;
Hydrangea cinerea
Hydrangea cinerea
  • Hydrangea cinerea, spontanea nel sud est degli Stati Uniti, è detta comunemente ortensia cinerea o ortensia grigia per la densa pubescenza della parte inferiore delle foglie, con infiorescenze di tipo lacecap (cuffia di pizzo) completamente piatte con fiori fertili al centro e fiori sterili marginali;
Hydrangea macrophylla 'Liliacina
Hydrangea macrophylla 'Liliacina
  • Hydrangea macrophylla ‘Liliacina’, specie proveniente della Cina, arbusto vigoroso e compatto con infiorescenza lacecap, cultivar presentata da V. Lemoine nel 1904, con corimbi di delicato color glicine è fra le varietà che meglio tollerano le esposizioni più soleggiate;
 
Hydrangea macrophylla 'Tricolor'
Hydrangea macrophylla 'Tricolor'
  • Hydrangea macrophylla ‘Tricolor’, dal fogliame screziato di verde, bianco e giallo, le infiorescenze a forma di lacecap grandi e bombate, nascono rosa luminoso per poi virare al lilla pallido;
 
Hydrangea quercifolia
Hydrangea quercifolia
  • Hydrangea quercifolia, proveniente dal sud est degli Stati Uniti, con fiori profumati e grandi foglie che assomigliano a quelle della quercia e che in autunno assumono splendide colorazioni arancio rossastre;
  • Hydrangea serrata ‘Diadem’, con infiorescenze lacecap di forma molto regolare, fioritura precoce e prolungata che va dalla tarda primavera ad agosto, a volte rifiorente a settembre;
  • Hydrangea serrata ‘Kurenai-yama’, originaria del Giappone, con fogliame verde vivido, che mette in risalto le piccole infiorescenze i cui sepali si schiudono in un bianco puro per poi tingersi progressivamente di rosso partendo dall’apice del sepalo, i fiori fertili centrali sono bianco-rosati;
  • Hydrangea serrata ‘Mikata Yae’, piccola ortensia giapponese, trovata da Mr. Hamada Terubumi ai piedi del monte Achifushi, presso la città di Mikata, da cui il nome, che significa “ortensia a sovrapposizione di Mikata”; l’infiorescenza si compone di luminosi fiori fertili centrali, circondati da un anello di fiori sterili doppi e appuntiti, a forma di stella, color rosa inteso o blu profondo; il cespuglio non raggiunge il metro di altezza ed è adatto per piccoli spazi;
  • Hydrangea serrata ‘Yae no Amacha’, uno dei gioielli più preziosi e rari, dal fiore doppio di un delicato colore bianco rosato; l’infiorescenza è generalmente di tipo lacecap ma talvolta può essere anche sferica. Questa pianta, scoperta abbastanza recentemente, intorno al 1960, da Shigeru Tada, rappresenta una delle più graziose e apprezzate cultivar del gruppo Amacha.
Hydrangea serrata 'Diadem'
Hydrangea serrata 'Diadem'
Hydrangea serrata 'Kurenai-yama'
Hydrangea serrata 'Kurenai-yama'
Hydrangea serrata 'Mikata Yae'
Hydrangea serrata 'Mikata Yae'
Hydrangea serrata 'Yae no Amacha'
Hydrangea serrata 'Yae no Amacha'

In Europa le ortensie sono note solamente come piante da giardino. In Giappone, con le foglie giovani di Hydrangea thunbergii cotte a vapore e arrotolate a mano, si ottiene una bevanda chiamata Ama-tsia (tè celeste) con la quale un tempo si usava lavare le statue di Buddha il giorno del suo compleanno. Inoltre si utilizzano i fusti di H. paniculata per ricavarne bastoni da passeggio, pipe, manici di ombrelli e chiodi di legno; con la corteccia viene fabbricata della carta. Ma non soltanto in oriente le ortensie hanno diversi usi: gli indiani Cherokee utilizzavano le radici di H. arborescens per curare i disturbi dovuti ai calcoli renali, preparando decotti ritenuti in grado di rimuoverli e alleviare il dolore; la radice della stessa pianta in Nord America serviva per preparare polveri e pozioni diuretiche o per favorire la sudorazione oppure usate come purganti. La presenza del glicoside idrangina rende molto pericolosi questi utilizzi. Infatti la sua azione cianogenica, a causa dell’idrolisi a livello intestinale e del legame tra acido cianidrico e i citocromi, impedisce la respirazione cellulare.